Nipotine
Odore di pannolini
Odore di bambini
Occhi grandi
Sgranati sul mondo
Curiosi, eccitati, sorridenti
Prime parole
Storpiate e carine
Mani tese e fiduciose
Allacciate alla tua mano
Con certezza dell’amore
Primi passi stentati e
Poi corse felici per salutarti all’arrivo
Tristezza nel salutarti
E' una mia poesia
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martedì 9 febbraio 2010
lunedì 8 febbraio 2010
una nuova semina
Ieri alla trasmissione "che tempo che fa" era ospite un magistrato antimafia, che tra le altre cose, ha dichiarato che non ha paura della mafia, e per consolidare il suo spirito va dal suo psicologo "l'orto".
E' proprio vero, quando si zappetta, si semina, o si fa qualsiaso altro lavoro, non si pensa più a niente, c'è il contatto con la natura, oltre al beneficio di stare all'aria aperta, specialmente quando in inverno c'è una giornata assolata come quella di oggi.
Era da sabato che dovevo seminare la cicoria, la bieda e l'indivia, ma sabato è stato piovoso, ieri la terra era troppo bagnata, così finalmente oggi si è presentato il momento giusto. D'altronde anche il lunario diceva che questi erano i giorni adatti per tale semina con luna calante ed ascendente. La luna è veramene inflente, perchè se si seminano le verdure a foglie in luna crescente, spigano subito fiorendo, così diventano immangiabili. Cosa sperimentata di persona!
E così ho preso la zappetta, il forcone, e via.
Certo il mio orticello è piccolino, ma riesco a fare tantissime cose (coltivazione intensiva, con consociazioni).
Ho dovuto prima vedere quale erano i posti giusti, per due file di bieda e due di cicoria. Ho trovato i semi della catalogna che diventa poi puntarelle. Tutti gli anni semino questa qualità,e veramente dà tantissima soddisfazione perchè oltre a mangiare la cicoria, ti puoi fare una bellissima insalata di puntarelle. La bieda invece è quella a coste, molto più saporita, per i nostri gusti.
Quando è toccato ai semi di indivia e di spinacio, ho dovuto ragionare un poco, perchè dovevo trovare lo spazio adatto, in quanto voglio lasciare posto per i pomodori ed i fagiolini, che partiranno tra due mesi.
Allora ho iniziato a seminare vicino al muretto l'indivia e un pò di spinaci. Poi ho usato il suolo sotto l'albicocco. Era molto soffice, per lo stallatico, la cenere, la composta che avevo messo a novembre come pacciamatura. Speriamo che non sia troppo concimata per i piccoli semi. Vedremo che succederà.
Tutti i semi sono stati ricoperti da torba, per evitare che gli uccelletti facciano man bassa.
Ora bisogna solo aspettare qualche giorno per vedere spuntare le piantine.
E' proprio vero, quando si zappetta, si semina, o si fa qualsiaso altro lavoro, non si pensa più a niente, c'è il contatto con la natura, oltre al beneficio di stare all'aria aperta, specialmente quando in inverno c'è una giornata assolata come quella di oggi.
Era da sabato che dovevo seminare la cicoria, la bieda e l'indivia, ma sabato è stato piovoso, ieri la terra era troppo bagnata, così finalmente oggi si è presentato il momento giusto. D'altronde anche il lunario diceva che questi erano i giorni adatti per tale semina con luna calante ed ascendente. La luna è veramene inflente, perchè se si seminano le verdure a foglie in luna crescente, spigano subito fiorendo, così diventano immangiabili. Cosa sperimentata di persona!
E così ho preso la zappetta, il forcone, e via.
Certo il mio orticello è piccolino, ma riesco a fare tantissime cose (coltivazione intensiva, con consociazioni).
Ho dovuto prima vedere quale erano i posti giusti, per due file di bieda e due di cicoria. Ho trovato i semi della catalogna che diventa poi puntarelle. Tutti gli anni semino questa qualità,e veramente dà tantissima soddisfazione perchè oltre a mangiare la cicoria, ti puoi fare una bellissima insalata di puntarelle. La bieda invece è quella a coste, molto più saporita, per i nostri gusti.
Quando è toccato ai semi di indivia e di spinacio, ho dovuto ragionare un poco, perchè dovevo trovare lo spazio adatto, in quanto voglio lasciare posto per i pomodori ed i fagiolini, che partiranno tra due mesi.
Allora ho iniziato a seminare vicino al muretto l'indivia e un pò di spinaci. Poi ho usato il suolo sotto l'albicocco. Era molto soffice, per lo stallatico, la cenere, la composta che avevo messo a novembre come pacciamatura. Speriamo che non sia troppo concimata per i piccoli semi. Vedremo che succederà.
Tutti i semi sono stati ricoperti da torba, per evitare che gli uccelletti facciano man bassa.
Ora bisogna solo aspettare qualche giorno per vedere spuntare le piantine.
giovedì 4 febbraio 2010
Adalia bipunctata
Questo argomento è stato tratto da bioplanet.it
ADALIA
adalia bipunctata predatore di afidi.
Adalia bipunctata è una specie di coccinella tipica dei nostri habitat, che si nutre attivamente delle principali specie di afidi presenti sulle piante arboree, arbustive ed erbacee.
Lo sviluppo da uovo ad adulto passa attraverso 4 età larvali e richiede poco più di tre settimane con temperature attorno ai 20-25 °C. La 3a e la 4a età larvale, insieme agli adulti, sono gli stadi più voraci in grado di divorare fino a 100 afidi al giorno.
Le femmine adulte depongono le uova in piccoli gruppi nei pressi delle colonie di afidi. Le larve neonate iniziano a nutrirsi di prede, inizialmente ricercando quelle più vicine e di più ridotte dimensioni. Successivamente acquistano grande mobilità ed estendono la loro azione in un raggio più ampio.
Questo predatore è impiegato soprattutto allo stadio di larva, su piante ornamentali, frutticole ed ortaggi, con interventi localizzati nei focolai di infestazione, ed anche in combinazione con altri ausiliari (es. parassitoidi).
Adalia è disponibile solo nei mesi primaverili, in confezioni da 250 larve di 2a-3a età (Adalia 250L) od anche come adulto, in confezioni da 100 (Adalia 100 Ad). L'utilizzo degli adulti, attivi volatori, è consigliato solo per introduzioni generalizzate in aree verdi, mentre le larve, meno mobili, sono più indicate per lanci localizzati nei pressi delle colonie degli afidi.
Come tutte le coccinelle predatrici, Adalia richiede un elevato numero di prede per svilupparsi, per cui non è adatta per lanci preventivi in assenza di prede
ADALIA
adalia bipunctata predatore di afidi.
Adalia bipunctata è una specie di coccinella tipica dei nostri habitat, che si nutre attivamente delle principali specie di afidi presenti sulle piante arboree, arbustive ed erbacee.
Lo sviluppo da uovo ad adulto passa attraverso 4 età larvali e richiede poco più di tre settimane con temperature attorno ai 20-25 °C. La 3a e la 4a età larvale, insieme agli adulti, sono gli stadi più voraci in grado di divorare fino a 100 afidi al giorno.
Le femmine adulte depongono le uova in piccoli gruppi nei pressi delle colonie di afidi. Le larve neonate iniziano a nutrirsi di prede, inizialmente ricercando quelle più vicine e di più ridotte dimensioni. Successivamente acquistano grande mobilità ed estendono la loro azione in un raggio più ampio.
Questo predatore è impiegato soprattutto allo stadio di larva, su piante ornamentali, frutticole ed ortaggi, con interventi localizzati nei focolai di infestazione, ed anche in combinazione con altri ausiliari (es. parassitoidi).
Adalia è disponibile solo nei mesi primaverili, in confezioni da 250 larve di 2a-3a età (Adalia 250L) od anche come adulto, in confezioni da 100 (Adalia 100 Ad). L'utilizzo degli adulti, attivi volatori, è consigliato solo per introduzioni generalizzate in aree verdi, mentre le larve, meno mobili, sono più indicate per lanci localizzati nei pressi delle colonie degli afidi.
Come tutte le coccinelle predatrici, Adalia richiede un elevato numero di prede per svilupparsi, per cui non è adatta per lanci preventivi in assenza di prede
sabato 30 gennaio 2010
biscotti spaccadenti
E' venuto Armando ad aiutarmi a potare il limone. Ogni ramo che tagliava era un colpo al cuore, perchè mi dispiace sempre vedere sfoltire gli alberi da frutta. Ma po a lavoro finito (per lui) l'albero aveva acquistato un altro aspetto, bello, pieno di luce anche all'interno per permettere a tutta la pianta di vegetare bene. Poi è rimasto basso, come volevo, perchè io e Nando siamo piccoletti quindi è meglio per la raccolta. E' quindi iniziato il mio lavoro, di eliminazione di tutta la vegetazione tagliata. E di conseguenza la raccolta dei limoni presenti. Tantissimi, e tutti biologici, in quanto il nutrimento che adopero è lupini, e un miscuglio di lupini e pannello di neem. Per combattere gli afidi abbiamo scoperto Mara ed io una miscela con propoli, buonissima e non dannosa per l'ambiente e gli insetti impollinatori.
Comunque, dopo aver distribuito un pò di limoni, ho cercato di adoperarne qualcuno per fare un dolce. Avevo fatto qualche giorno fa la gelatina di limone, ma mi sembra sempre troppo agra, anche se buonissima. Sono andata su un libro delle piante utili, dove ci sono anche ricette, sia di cucina che per fare infusi e tisane. E qui ho trovato i biscotti al limone.
Gli ingredienti sono:
400 gr di farina, 1 limone e la scorza dello stesso grattata, 3 cucchiai di malto d'orzo, 1 cucchiaio di miele, vaniglia, succo di mela , 2 cucchiai di olio di girasole, un pizzico di sale.
Si mescola la farina con un pizzico di sale, poi si unisce il malto con il succo di mela unitamente al succo e la scorza del limone, il miele sciolto, l'olio e la vaniglia. Si lavora l'impasto fino a renderlo elastico, poi si fa riposare in un luogo uio e fresco. Dopo un'oretta si spiana e gli si da la forma che si desidera per i biscotti. Al forno per 10 minuti a 180°.
Sono buonissimi, ma un poco duri, quasi da spaccare i denti. Forse per ammorbidirli bisognerebbe aggiungere alla ricetta il latte, e non il succo di mele.
Comunque, dopo aver distribuito un pò di limoni, ho cercato di adoperarne qualcuno per fare un dolce. Avevo fatto qualche giorno fa la gelatina di limone, ma mi sembra sempre troppo agra, anche se buonissima. Sono andata su un libro delle piante utili, dove ci sono anche ricette, sia di cucina che per fare infusi e tisane. E qui ho trovato i biscotti al limone.
Gli ingredienti sono:
400 gr di farina, 1 limone e la scorza dello stesso grattata, 3 cucchiai di malto d'orzo, 1 cucchiaio di miele, vaniglia, succo di mela , 2 cucchiai di olio di girasole, un pizzico di sale.
Si mescola la farina con un pizzico di sale, poi si unisce il malto con il succo di mela unitamente al succo e la scorza del limone, il miele sciolto, l'olio e la vaniglia. Si lavora l'impasto fino a renderlo elastico, poi si fa riposare in un luogo uio e fresco. Dopo un'oretta si spiana e gli si da la forma che si desidera per i biscotti. Al forno per 10 minuti a 180°.
Sono buonissimi, ma un poco duri, quasi da spaccare i denti. Forse per ammorbidirli bisognerebbe aggiungere alla ricetta il latte, e non il succo di mele.
martedì 26 gennaio 2010
Consigli verdi
Coltivare in casa verdure e piante aromatiche non solo può essere un’attività rilassante e soddisfacente, ma anche sana. Le piante nate in casa, infatti, normalmente non vengono trattate con pesticidi o integratori che favoriscono la crescita innaturalmente (facendo perdere i principi nutritivi, oltre che il sapore).
Molti, però, credono che fare giardinaggio sia complicato e che richieda molti attrezzi speciali. Non è così e ora ve ne diamo alcune dimostrazioni.
Per cominciare, ci si deve procurare almeno un vaso. I vasi possono essere acquistati nei vivai, o nei supermercati attrezzati, ma possono anche essere recuperati da materiali casalinghi di scarto. Qualsiasi contenitore può essere trasformato.
Quando cuciniamo delle uova, per esempio, se non gettiamo i gusci nella compostiera, possiamo usarli come vasetti per le piante aromatiche. Il basilico e il prezzemolo possono crescere nella nostra cucina a impatto zero…
… una lattina, riempita di terra, può ospitare pianticelle in crescita…
… così come un giornale arrotolato…
… una lampadina può essere trasformata in un vaso da tavolo ….
… o un vaso appeso …
Può sembrare un luogo comune, ma davvero non c’è limite alla fantasia. Un contenitore qualsiasi (dal barattolo dello yogurt al tetrapak del latte) possono ospitare un pugno di terra e una piantina. Quindi, perché non provare?
Articolo tratto da ecogreentips.org, sito che è comunque presente nel blog
Molti, però, credono che fare giardinaggio sia complicato e che richieda molti attrezzi speciali. Non è così e ora ve ne diamo alcune dimostrazioni.
Per cominciare, ci si deve procurare almeno un vaso. I vasi possono essere acquistati nei vivai, o nei supermercati attrezzati, ma possono anche essere recuperati da materiali casalinghi di scarto. Qualsiasi contenitore può essere trasformato.
Quando cuciniamo delle uova, per esempio, se non gettiamo i gusci nella compostiera, possiamo usarli come vasetti per le piante aromatiche. Il basilico e il prezzemolo possono crescere nella nostra cucina a impatto zero…
… una lattina, riempita di terra, può ospitare pianticelle in crescita…
… così come un giornale arrotolato…
… una lampadina può essere trasformata in un vaso da tavolo ….
… o un vaso appeso …
Può sembrare un luogo comune, ma davvero non c’è limite alla fantasia. Un contenitore qualsiasi (dal barattolo dello yogurt al tetrapak del latte) possono ospitare un pugno di terra e una piantina. Quindi, perché non provare?
Articolo tratto da ecogreentips.org, sito che è comunque presente nel blog
sabato 23 gennaio 2010
Bellissima giornata, e quando uno dei miei vicini mi ha portato la cenere di legna per concimare le piante, e mi ha detto che andava a fare cicoria; non ci ho pensato due volte, ho lasciato quasi il pranzo a metà, e via giaccone, coltello e buste.
Non siamo andati molto lontano, perché qui si può dire che siamo già in campagna. Parcheggiata la macchina, abbiamo incominciato a camminare per un viottolo, appena segnato con la ghiaia, tutto circondato da campi, Sul margine del viottolo tantissima cicoria, e bieda selvatica, Io ne ho fatto un bustone pieno, ma loro che sono più esperti, si erano portati sia una scatola di cartone che un bustone, ed in un batter d'occhio erano pieni. Poi abbiamo cominciato a camminare, e, improvvisamente, Isidoro ha escalato "La sinapa! Quanta!" Io non conoscevo quella pianta, ma loro mi hanno detto che si trattava di una pianta il cui sapore si avvicinava a qeullo dei broccoletti, e così abbiamo raccolto un pò di cimette. Quando sono tornata a casa, la curiosità era tanta, così sono andata subito a cercare questa pianta, indicando anche che il nome era stato detto in siciliano. Subito scoperta, nel linguaggio di facebook taggata! Si tratta di una brassicacea, e più precisamente della senape. Quella che abbiamo raccolto è la senape nera, i cui semi, come quelli della senape bianca, dopo la fioritura, servono per fare le diverse qualità di senape. Buonissima da mangiare quando non è ancora in fiore, forse sarà un pò piccante. La cucinerò perché sono veramente curiosa di assaporare questa nuova pianta. Il bello, poi, è venuto quando sono andata a chiamare Isidoro e la moglie, per dire loro che avevo trovato su internet il tutto e li ho fatti venire a casa. Loro non sono molto esperti di computer, per cui sono venuti subito, e sul sito che avevo trovato, hanno riscoperto il paese dove sono nati. E' infatti un sito fatto proprio da provenienti da Sciortini, il loro paese di origine, e loro si sono emozionati a leggere i niminnaghi (cioè i nomignoli) che nel paese si danno alle cose e alle persone. Certo che ogni giorno si impara qualcosa.
Non siamo andati molto lontano, perché qui si può dire che siamo già in campagna. Parcheggiata la macchina, abbiamo incominciato a camminare per un viottolo, appena segnato con la ghiaia, tutto circondato da campi, Sul margine del viottolo tantissima cicoria, e bieda selvatica, Io ne ho fatto un bustone pieno, ma loro che sono più esperti, si erano portati sia una scatola di cartone che un bustone, ed in un batter d'occhio erano pieni. Poi abbiamo cominciato a camminare, e, improvvisamente, Isidoro ha escalato "La sinapa! Quanta!" Io non conoscevo quella pianta, ma loro mi hanno detto che si trattava di una pianta il cui sapore si avvicinava a qeullo dei broccoletti, e così abbiamo raccolto un pò di cimette. Quando sono tornata a casa, la curiosità era tanta, così sono andata subito a cercare questa pianta, indicando anche che il nome era stato detto in siciliano. Subito scoperta, nel linguaggio di facebook taggata! Si tratta di una brassicacea, e più precisamente della senape. Quella che abbiamo raccolto è la senape nera, i cui semi, come quelli della senape bianca, dopo la fioritura, servono per fare le diverse qualità di senape. Buonissima da mangiare quando non è ancora in fiore, forse sarà un pò piccante. La cucinerò perché sono veramente curiosa di assaporare questa nuova pianta. Il bello, poi, è venuto quando sono andata a chiamare Isidoro e la moglie, per dire loro che avevo trovato su internet il tutto e li ho fatti venire a casa. Loro non sono molto esperti di computer, per cui sono venuti subito, e sul sito che avevo trovato, hanno riscoperto il paese dove sono nati. E' infatti un sito fatto proprio da provenienti da Sciortini, il loro paese di origine, e loro si sono emozionati a leggere i niminnaghi (cioè i nomignoli) che nel paese si danno alle cose e alle persone. Certo che ogni giorno si impara qualcosa.
mercoledì 20 gennaio 2010
mangiare sano
Questo è uno stralcio dell' articolo pubblicato su "Fondamentale" la rivista dell'associazione AIRC.
Gli italiani vivono in un Paese che offre, per clima e tradizione, la migliore dieta del mondo non solo dal punto di vista gastronomico ma soprattutto per la salute. Eppure, anche se – secondo dai recenti dell’Osservatorio permanente sui consumi dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano – quattro italiani su sei ritengono la corretta alimentazione uno dei pilastri della vita sana, sono pochissimi quelli che davvero si impegnano ad abbandonare le cattive abitudini. E non sempre è un problema di informazioni, perché i principi di base (molta frutta e verdura, poca carne da sostituire con pesce e cereali, poco sale, pochi zuccheri raffinati e attenzione alla qualità e quantità dei grassi che si consumano) sono ormai noti ai più. La difficoltà sta tutta nell’applicazione: un problema che si traduce in alti tassi di obesità, malattie cardiovascolari e cancro, tutte patologie strettamente legate alle scelte alimentari. La scarsa attenzione dei cittadini alla quantità e qualità della propria alimentazione non ha però un impatto negativo solo sulla salute dei singoli: assenteismo e più alti costi per i servizi sanitari aumentano il carico economico che grava sui governi. Tuttavia, gli sforzi per promuovere un’alimentazione più sana non hanno dato finora i risultati sperati e ora qualcuno cerca di capire perché.
Uno degli errori più comuni consiste nel mangiare troppo in fretta. Per cambiare abitudini, se proprio non si riesce a masticare con calma e a stare a tavola almeno 20-25 minuti, è utile alzarsi quando ancora si ha un po’ di fame, perché la sensazione di sazietà impiega alcuni minuti a raggiungere il cervello. Altri trucchi consistono nell’appoggiare sempre le posate nel piatto tra un boccone e l’altro e nel fare bocconi piccoli (mai più grandi della falange del pollice). Se la dieta è troppo povera di frutta e verdura, di cui si dovrebbero mangiare almeno cinque porzioni al giorno, possono essere molto utili i frullati (oggi si trovano anche
freschi in bottiglia al supermercato, e ciascuno vale come due porzioni), e i centrifugati: spesso mangia poca verdura chi non ama masticare.
Per aumentare il consumo di verdura sono consigliati i piatti unici e soprattutto zuppe, minestroni e passati, in particolare a cena.
Il primo esempio viene dalla famiglia: ogni bambino copia l’alimentazione di genitori e nonni che, erroneamente, tendono spesso a dare la colpa alla scuola. Chi ha figli e nipoti ha quindi un incentivo in più per adottare – gradualmente, ma con determinazione – comportamenti virtuosi.
Dopo questa prima fase conoscitiva, si passa alla definizione delle priorità, che non dipende dalla valutazione scientifica sull’utilità di ciascuna modifica del comportamento,bensì dalla valutazione soggettiva, individuale, della maggiore o minore fattibilità. “È inutile dire che dal punto di vista scientifico la cosa più importante sarebbe, per esempio, introdurre immediatamente grandi quantitativi di verdura nella dieta se poi la persona proprio non riesce a mandarla giù. Più utile, invece, stabilire strategie intermedie – come l’incremento della frutta, l’uso di cereali integrali eccetera – che sembrino al soggetto più facili da realizzare e che vadano nella direzione auspicata” spiega ancora. È importante che a cadenze regolari si verifichi in che misura i risultati prefissati siano stati raggiunti, per puntare a un nuovo obiettivo o eventualmente apportare delle modifiche alla lista delle priorità, senza rigidità.“Nella mia esperienza i migliori risultati si ottengono con la gradualità e con l’elasticità” conclude la nutrizionista. Anche perché i metodi punitivi non funzionano, e questo è scientificamente provato. Negli Stati Uniti, per esempio, la decisione di aggiungere in pagella
un voto sull’indice di massa corporea non ha scatenato solo polemiche tra genitori ed esperti ma ha ottenuto anche l’effetto opposto: ha aumentato i disturbi dell’alimentazione nei bambini lodati o biasimati per il loro aspetto fisico.
L'atteggiamento più giusto per cambiare
. Accettare il fatto che per cambiare sono necessari un certo livello di motivazione e la disponibilità a fare fatica per ottenere il risultato.
• Comprendere che uno stile di vita scorretto in quanto comportamento appreso può essere disappreso.
• Avere pazienza: le cattive abitudini non si apprendono in un giorno e quindi anche perderle richiederà tempo.
• Procedere per piccoli obiettivi: realizzarli sarà più facile e la soddisfazione aiuterà a mantenere alta la motivazione per andare avanti.
• Tenere un diario del proprio modo di mangiare: cosa si mangia, quando si eccede, cosa lo provoca e cosa lo evita, a quali sentimenti e stati d’animo si associa?
• Chiedersi quali vantaggi ‘secondari’ offre l’attuale modo di mangiare: risolve tensioni, noia, ansia, nervosismo, difficoltà relazionali o pratiche?
• Essere il più obiettivi e lungimiranti possibile nel valutare i rischi per la salute che si stanno correndo.
Gli italiani vivono in un Paese che offre, per clima e tradizione, la migliore dieta del mondo non solo dal punto di vista gastronomico ma soprattutto per la salute. Eppure, anche se – secondo dai recenti dell’Osservatorio permanente sui consumi dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano – quattro italiani su sei ritengono la corretta alimentazione uno dei pilastri della vita sana, sono pochissimi quelli che davvero si impegnano ad abbandonare le cattive abitudini. E non sempre è un problema di informazioni, perché i principi di base (molta frutta e verdura, poca carne da sostituire con pesce e cereali, poco sale, pochi zuccheri raffinati e attenzione alla qualità e quantità dei grassi che si consumano) sono ormai noti ai più. La difficoltà sta tutta nell’applicazione: un problema che si traduce in alti tassi di obesità, malattie cardiovascolari e cancro, tutte patologie strettamente legate alle scelte alimentari. La scarsa attenzione dei cittadini alla quantità e qualità della propria alimentazione non ha però un impatto negativo solo sulla salute dei singoli: assenteismo e più alti costi per i servizi sanitari aumentano il carico economico che grava sui governi. Tuttavia, gli sforzi per promuovere un’alimentazione più sana non hanno dato finora i risultati sperati e ora qualcuno cerca di capire perché.
Uno degli errori più comuni consiste nel mangiare troppo in fretta. Per cambiare abitudini, se proprio non si riesce a masticare con calma e a stare a tavola almeno 20-25 minuti, è utile alzarsi quando ancora si ha un po’ di fame, perché la sensazione di sazietà impiega alcuni minuti a raggiungere il cervello. Altri trucchi consistono nell’appoggiare sempre le posate nel piatto tra un boccone e l’altro e nel fare bocconi piccoli (mai più grandi della falange del pollice). Se la dieta è troppo povera di frutta e verdura, di cui si dovrebbero mangiare almeno cinque porzioni al giorno, possono essere molto utili i frullati (oggi si trovano anche
freschi in bottiglia al supermercato, e ciascuno vale come due porzioni), e i centrifugati: spesso mangia poca verdura chi non ama masticare.
Per aumentare il consumo di verdura sono consigliati i piatti unici e soprattutto zuppe, minestroni e passati, in particolare a cena.
Il primo esempio viene dalla famiglia: ogni bambino copia l’alimentazione di genitori e nonni che, erroneamente, tendono spesso a dare la colpa alla scuola. Chi ha figli e nipoti ha quindi un incentivo in più per adottare – gradualmente, ma con determinazione – comportamenti virtuosi.
Dopo questa prima fase conoscitiva, si passa alla definizione delle priorità, che non dipende dalla valutazione scientifica sull’utilità di ciascuna modifica del comportamento,bensì dalla valutazione soggettiva, individuale, della maggiore o minore fattibilità. “È inutile dire che dal punto di vista scientifico la cosa più importante sarebbe, per esempio, introdurre immediatamente grandi quantitativi di verdura nella dieta se poi la persona proprio non riesce a mandarla giù. Più utile, invece, stabilire strategie intermedie – come l’incremento della frutta, l’uso di cereali integrali eccetera – che sembrino al soggetto più facili da realizzare e che vadano nella direzione auspicata” spiega ancora. È importante che a cadenze regolari si verifichi in che misura i risultati prefissati siano stati raggiunti, per puntare a un nuovo obiettivo o eventualmente apportare delle modifiche alla lista delle priorità, senza rigidità.“Nella mia esperienza i migliori risultati si ottengono con la gradualità e con l’elasticità” conclude la nutrizionista. Anche perché i metodi punitivi non funzionano, e questo è scientificamente provato. Negli Stati Uniti, per esempio, la decisione di aggiungere in pagella
un voto sull’indice di massa corporea non ha scatenato solo polemiche tra genitori ed esperti ma ha ottenuto anche l’effetto opposto: ha aumentato i disturbi dell’alimentazione nei bambini lodati o biasimati per il loro aspetto fisico.
L'atteggiamento più giusto per cambiare
. Accettare il fatto che per cambiare sono necessari un certo livello di motivazione e la disponibilità a fare fatica per ottenere il risultato.
• Comprendere che uno stile di vita scorretto in quanto comportamento appreso può essere disappreso.
• Avere pazienza: le cattive abitudini non si apprendono in un giorno e quindi anche perderle richiederà tempo.
• Procedere per piccoli obiettivi: realizzarli sarà più facile e la soddisfazione aiuterà a mantenere alta la motivazione per andare avanti.
• Tenere un diario del proprio modo di mangiare: cosa si mangia, quando si eccede, cosa lo provoca e cosa lo evita, a quali sentimenti e stati d’animo si associa?
• Chiedersi quali vantaggi ‘secondari’ offre l’attuale modo di mangiare: risolve tensioni, noia, ansia, nervosismo, difficoltà relazionali o pratiche?
• Essere il più obiettivi e lungimiranti possibile nel valutare i rischi per la salute che si stanno correndo.
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